Torna la stracittadina più attesa, e i punti di domanda assieme alle incognite, come ormai da quattro anni a questa parte, sono decisamente più numerose delle certezze, che, ad oggi, davvero possono contarsi sulle dita di una mano quando ci si appresta a parlare di "pallone" in quel del capoluogo lombardo. Milan e Inter arrivano da momenti completamente differenti, e dal punto di vista morale e mentale, e da quello del gioco e dei risultati.
I rossoneri si presentano alla sfida più sentita dell'anno forti di una posizione in classifica che certifica quelli che sono stati i passi in avanti fatti negli ultimi mesi attraverso la transizione Mihajlovic-Montella, Il tecnico di Pomigliano d'Arco ha confermato quelle che erano le ottime voci che lo riguardavano, mantenendo il metodo di gioco che la squadra conosceva ma curando alcuni dettagli rivelatisi fondamentali per un passaggio di crescita che tutto il gruppo sta finalmente cercando con grande sintonia e volontà. I rilanci dei vari Suso e De Sciglio, le esplosioni di alcuni giovani di sicuro avvenire e la discreta vena realizzativa di Bacca e Niang (vero talismano, per il quale non sto qui a negarvi una certa simpatia) sono solo la punta dell'iceberg montelliano il quale, come dicevamo, nasconde negli abissi più che una rivoluzione di gioco, una rivoluzione di mentalità.Carta vincente? Presto per dirlo, ma i progressi ci sono, e se verrà data al Milan la sana possibilità di poter sbagliare nell'arco di questo percorso, allora Vincenzo Montella potrà davvero fare bene.
I cugini nerazzurri, d'altro canto, arrivano all'ennesimo spartiacque della stagione, con un nuovo allenatore in panchina e, anche qui, pochi stravolgimenti dal punto di vista tattico. Pioli troverà basi tecniche di indiscusso valore ma come insegnatoci dai primi mesi di questo campionato, senza un sistema di gioco collaudato, nei ruoli e nei movimenti, e soprattutto senza un sistema che sia dinamico e aggressivo, questo diventa un campionato ingiocabile per chiunque, ed ogni partita può rivelarsi una possibile Caporetto. Frank de Boer lo sa bene, ed ha pagato per ogni singolo passo falso capitatogli sulla panchina del Biscione, ritrovandosi vittima dell'ennesimo obbrobrio dirigenziale a tinte nere e azzurre. Al tecnico parmense ora la responsabilità di riportare i nerazzurri nelle zone che contano della classifica al fronte di un obiettivo stagionale fissato dalla società nel raggiungimento della Champions League e che al momento vede invece la squadra ferma al nono posto e distante 8 punti da quel terzo posto così agognato. Occupato, guarda un po', proprio dai cugini.77'000 spettatori attesi, occhi puntati sul Giuseppe Meazza in San Siro domenica sera, sperando che la "Madunina" smetta di piangere e che Milano non sia più soltanto una corsia di un ospedale.

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