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sabato 10 giugno 2017

LA NOTTE DELLE STREGHE



Una manciata di campionati di quinta e sesta serie, 24 stagioni in quarta, 38 in terza serie. Questa la storia del Benevento fino al giugno 2016, data storica, che consegna agli Stregoni per la prima volta la promozione al campionato di Serie B, una chimera per la società beneventana, una boccata d'aria e di piena euforia per i tifosi giallorossi. Ma la storia a volte ha in serbo qualcosa di più grande, qualcosa di inimmaginabile e straordinario. Quella che sembrava una bella storia di provincia un anno fa è diventata da due giorni una delle favole calcistiche più entusiasmanti degli ultimi anni.
Benevento alla sua prima apparizione al campionato cadetto, impone la propria presenza, scala le gerarchie, e si prende al primo tentativo la Serie A. Come valchirie, la cavalcata delle streghe s'è imposta fin dai blocchi di partenza con un piglio decisamente intraprendente, quello che ti fa debuttare con i tre punti al Vigorito contro la futura prima della classe Spal, e che ti rende superiore alle aspettative, anche se l'avversario si chiama Verona, vedi terza giornata, o Bari, perentorio 0-4 al San Nicola a fine settembre. Gli alti sono stati roboanti, i bassi si sono rivelati semplici rincorse; Benevento ha portato in serie B quell'entusiasmo che, nonostante 87 anni di inferno, mai è mancato dagli spalti del Ciro Vigorito; uno stadio che può testimoniare ventimila presenza in serie D, uno stadio che con le sue tribune a ridosso del campo porta tifosi e calciatori ad unire cuori ed intenti, uno stadio che è stato tempio di un biennio storico. 

Le promozioni sono poi eventi particolari, di una portata emotiva decisamente diversa da quella che potrebbe portare la vittoria di una coppa o di un campionato di prima classe. Un'emozione differente, perché è quella che ha atteso tanto, troppo, in campi di provincia, in serie minori, senza l'ebbrezza dei grandi palcoscenici, anzi all'ombra di essi, nelle ultime trafile dei quotidiani sportivi. E affinché una promozione possa arrivare, per scalzare passati calcisticamente così complicati, serve un'attitudine nuova in campo, ma con la stessa carica emozionale di sempre dagli spalti, perché è lì che l'inferno fa sentire più calde le sue fiamme, ed è da lì che deve arrivare la carica per supportare questa nuova attitudine. Non è un caso quindi che il Vigorito sia stato violato solamente due volte in ventiquattro gare stagionali. Non è un caso che in quel dentro-fuori che è il playoff questo fattore risulti decisivo con un secco "tre vittorie in tre incontri". Non è un caso.

E in un ambiente così carico e voglioso, menzione speciale sta tutta per la dirigenza, capitanata dal presidente Oreste Vigorito, che tira fuori dal cilindro una campagna estiva di grande spessore tecnico, puntando sul giusto mix di giovani promesse e valide sicurezza da campionato cadetto. Tra queste quel Fabio Ceravolo da 20 gol stagionali che ha letteralmente fatto impazzire i beneventani negli ultimi 12 mesi. Eccezionale l'apporto tecnico dei giovanissimi Ciciretti, al secondo anno con le streghe, e sempre più pronto e deciso al grande salto, e Puscas, classe 96, scuola Inter, che di nome non fa Ferenc, ma che sembra avere il futuro tutto dalla sua parte. Infine l'uomo simbolo, Fabio Lucioni, difensore centrale classe 87, che dopo un lungo peregrinare tra il 2009 e il 2014, tra Ternana, Barletta, Spezia e Reggina, ha finalmente trovato la sua dimensione in quel di Benevento, dove si è messo la fascia al braccio e ha condotto con la propria leadership l'intero gruppo a questo incredibile traguardo. Straordinaria la sua stagione, per impegno, carisma, attitudine al sacrificio e costanza, il tutto condito anche da due gioie personali. Da quando ha preso la fascia, due anni fa, il Benevento ha concluso le proprie stagioni tra la gioia e le bollicine. 
L'obiettivo è ora quindi quello di riuscire a brindare anche a giugno 2018, perché passate la sbronza e le meritate vacanze, nel prossimo futuro dei beneventani ci sarà finalmente la serie A, e dopo un'attesa così lunga ed estenuante, siamo sicuri che le streghe faranno di tutto affinché l'incantesimo non si sciolga così facilmente.


giovedì 1 giugno 2017

NAZIONALE: LAPADULA COME RIVA!

Curiosa coincidenza che accomuna i due bomber: nel match che li vede a segno per la prima volta in maglia azzurra realizzano entrambi una tripletta!



Era l'11 novembre del 1967 ed a Cosenza si sfidavano Italia e Cipro in un incontro valido per la qualificazione agli Europei del 1968, durante quella partita un ragazzo di nome Gigi Riva realizzò il suo primo goal in azzurro. Il match si concluse 5 a 0 per gli azzurri, ed alla fine i goal di Riva furono tre. Rombo di Tuono nel match che lo consegnò ai tabellini della nazionale riuscì nell'impresa di mettere a segno una tripletta. 
L'anno dopo la nostra Nazionale, allenata dal CT Valcareggi, vinse gli Europei e nel 1970 in Messico fu costretta a piegarsi solo in finale al cospetto di un Brasile mostruoso guidato da una leggenda di nome Pele'...
Il calcio è romantico ed a volte ci lancia dei segnali, ci consegna storie e ci fa pensare a strane coincidenze, e così ieri sera in un match apparentemente senza significato, e senza storia dal punto di vista tecnico, proprio come quell'Italia-Cipro di cinquant'anni fa, un ragazzo di nome Gianluca Lapadula ha impresso per la prima volta il suo nome nella storia dei marcatori italiani, e proprio come Gigi Riva è riuscito a realizzare una tripletta nel giorno della sua prima realizzazione.
Alla fine il risultato sarà di 8 a 0 contro la modesta rappresentativa Sanmarinese, un match che di fatto è stato poco più di un allemento per quella che il CT Ventura ha definito la Nazionale sperimentale, e che come esperimento ci ha regalato sprazzi di bel gioco e geometrie interessanti.
Forse non vorrà dire nulla, forse il paragone è azzardato, perché Rombo di Tuono ha fatto la storia del nostro calcio, mentre Lapadula si è affacciato solo quest'anno, a 26 anni, nel panorama della serie A dopo aver realizzato ben 30 reti in B, ma una cosa in comune ce l'hanno eccome, il CUORE!
Signori, Lapadula non lo fermate, è un Tir che trascina dietro di se i compagni di squadra ed abbatte gli avversari, con caparbietà e voglia di vincere, con la fame di chi vuole arrivare, di chi dà tutto su quel prato verde, ed è un piacere vederlo giocare, lottare, spingere e dannarsi l'anima.
Magari sarà solo una coincidenza, sicuramente molti lo giudicano, o si sentono autorizzati a farlo, dalle poche partite viste quest'anno senza considerare i guai fisici che ne hanno pregiudicato la preparazione precampionato. Stiamo parlando di un ragazzo che ha comunque realizzato otto goal in campionato e svariati assist, con un minutaggio davvero limitato!
Spero vivamente che questo ragazzo, questo Tir possa far parte dell'attacco della nostra Nazionale in Russia, un reparto offensivo di grande valore che quasi certamente vedrà protagonisti il Gallo Belotti, Ciro Immobile, Insigne, e chi nel prossimo campionato, come Berardi, El Shaarawy, Politano e lo stesso Lapadula, saprà convincere il CT a far parte della truppa azzurra in caso di qualificazione alla fase finale della Coppa del Mondo.


di Lorenzo Rapino

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