Benevento alla sua prima apparizione al campionato cadetto, impone la propria presenza, scala le gerarchie, e si prende al primo tentativo la Serie A. Come valchirie, la cavalcata delle streghe s'è imposta fin dai blocchi di partenza con un piglio decisamente intraprendente, quello che ti fa debuttare con i tre punti al Vigorito contro la futura prima della classe Spal, e che ti rende superiore alle aspettative, anche se l'avversario si chiama Verona, vedi terza giornata, o Bari, perentorio 0-4 al San Nicola a fine settembre. Gli alti sono stati roboanti, i bassi si sono rivelati semplici rincorse; Benevento ha portato in serie B quell'entusiasmo che, nonostante 87 anni di inferno, mai è mancato dagli spalti del Ciro Vigorito; uno stadio che può testimoniare ventimila presenza in serie D, uno stadio che con le sue tribune a ridosso del campo porta tifosi e calciatori ad unire cuori ed intenti, uno stadio che è stato tempio di un biennio storico.
Le promozioni sono poi eventi particolari, di una portata emotiva decisamente diversa da quella che potrebbe portare la vittoria di una coppa o di un campionato di prima classe. Un'emozione differente, perché è quella che ha atteso tanto, troppo, in campi di provincia, in serie minori, senza l'ebbrezza dei grandi palcoscenici, anzi all'ombra di essi, nelle ultime trafile dei quotidiani sportivi. E affinché una promozione possa arrivare, per scalzare passati calcisticamente così complicati, serve un'attitudine nuova in campo, ma con la stessa carica emozionale di sempre dagli spalti, perché è lì che l'inferno fa sentire più calde le sue fiamme, ed è da lì che deve arrivare la carica per supportare questa nuova attitudine. Non è un caso quindi che il Vigorito sia stato violato solamente due volte in ventiquattro gare stagionali. Non è un caso che in quel dentro-fuori che è il playoff questo fattore risulti decisivo con un secco "tre vittorie in tre incontri". Non è un caso.
E in un ambiente così carico e voglioso, menzione speciale sta tutta per la dirigenza, capitanata dal presidente Oreste Vigorito, che tira fuori dal cilindro una campagna estiva di grande spessore tecnico, puntando sul giusto mix di giovani promesse e valide sicurezza da campionato cadetto. Tra queste quel Fabio Ceravolo da 20 gol stagionali che ha letteralmente fatto impazzire i beneventani negli ultimi 12 mesi. Eccezionale l'apporto tecnico dei giovanissimi Ciciretti, al secondo anno con le streghe, e sempre più pronto e deciso al grande salto, e Puscas, classe 96, scuola Inter, che di nome non fa Ferenc, ma che sembra avere il futuro tutto dalla sua parte. Infine l'uomo simbolo, Fabio Lucioni, difensore centrale classe 87, che dopo un lungo peregrinare tra il 2009 e il 2014, tra Ternana, Barletta, Spezia e Reggina, ha finalmente trovato la sua dimensione in quel di Benevento, dove si è messo la fascia al braccio e ha condotto con la propria leadership l'intero gruppo a questo incredibile traguardo. Straordinaria la sua stagione, per impegno, carisma, attitudine al sacrificio e costanza, il tutto condito anche da due gioie personali. Da quando ha preso la fascia, due anni fa, il Benevento ha concluso le proprie stagioni tra la gioia e le bollicine.
L'obiettivo è ora quindi quello di riuscire a brindare anche a giugno 2018, perché passate la sbronza e le meritate vacanze, nel prossimo futuro dei beneventani ci sarà finalmente la serie A, e dopo un'attesa così lunga ed estenuante, siamo sicuri che le streghe faranno di tutto affinché l'incantesimo non si sciolga così facilmente.

