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venerdì 30 dicembre 2016

PERLE DI CALCIO: AUTOGOAL DA 40 METRI!!!

GUARDARE PER CREDERE...

Nella Champions League Asiatica un difensore dei Mariners effettua un maldestro retropassaggio al proprio portiere che diventa il più clamoroso degli autogoal!!!



giovedì 29 dicembre 2016

"Generàl"? No, "jefe".


Alla scoperta di Tomas Eduardo Rincon, neo acquisto bianconero.


L'ultima settimana dell'anno, in tema mercato, ha visto, prima il sorpasso della Juventus nei confronti dei rivali capitolini nella corsa al giocatore, e poi, il definitivo passaggio alla corte di Allegri del venezuelano. Attorno alla figura di Rincon, tante sono state le parole spese, ma poche, e sottolineo, davvero poche, sono state quelle davvero calzanti per il nuovo incontrista a disposizione di Allegri.
A fare la voce grossa, soprattutto sul web, sono stati i confronti proposti dalle maggiori testate giornalistiche sportive italiane, le quali sono state fortemente accusate di aver definito il centrocampista inizialmente "sopravvalutato", nel momento in cui veniva accostato alle varie Roma,
Milan e Inter, per poi definirlo tutto d'un tratto "general" non appena sbarcato allo JMedical.
Ma qual è, quindi, la vera dimensione di Rincon? Può cambiare gli equilibri di un centrocampo? Può essere davvero il tassello mancante di una mediana così forte come quella juventina? Cerchiamo di andare a fondo alla questione analizzando quello che è stato Rincon negli ultimi due anni e mezzo genoani e puntando la lente d'ingrandimento su quello che è stato il suo reale apporto alla causa rossoblu.
La fase realizzativa non è di certo il suo cavallo di battaglia, 0,009 gol a partita sono un numero abbastanza eloquente in tema e ci fa capire come non sia lui la mezzala di inserimento e conclusione, ruolo che negli ultimi 800 giorni circa a Genova è stato occupato prima da Bertolacci, poi da Kucka e infine, quest'anno, da Rigoni (seppur con un sistema di gioco differente), ma bensì, come sia la mezzala che rende possibile il recupero del pallino del gioco in fase difensiva, e che la trasforma immediatamente in offensiva, permettendo l'avanzata delle ali (prima del Gasp, ora di Juric) e la successiva realizzazione da parte della punta o dello stesso centrocampista d'inserimento. Tutto questo, ad oggi, a Torino, viene demandato a turno ai vari Sturaro e Lemina, che solo a tratti sono riusciti nel compito, senza garantire quel tipo di tenuta a 360° che una compagine come quella juventina sembra richiedere in ogni incontro della stagione, a prescindere dall'avversario e dal contesto.


Rincon non è la sentenza, ma è la chiave di volta affinché questa venga emessa. Senza il suo lavoro oscuro, la tenuta fisica e dinamica delle sue squadre finisce per risentirne in maniera definitiva, ed è solo attraverso la sua assenza che notiamo tutti i connotati caratteristici della sua azione. Tomas è per la sua squadra quello che è un'armatura per un edificio, meno che mai barocco, più che mai essenziale; ed è proprio di essenzialità che è alla ricerca la Juventus, una squadra composta di campioni affermati di grande talento che ha forse perso negli ultimi due anni quella componente di aggressività e di voglia in mezzo al campo che l'ha resa ingiocabile per lunghi tratti degli scorsi 5 anni.
Il marchio impresso dalla prima Juventus di Antonio Conte, fatto di voglia, pressing e grinta ineguagliabile, è andato via via perdendosi nel corso dell'ultimo lustro "a causa" dell'aumento smisurato di talento all'interno della rosa, la quale ha raggiunto sì una maturità tecnica mai vista dai tempi dell'ultima Juve di Fabio Capello, ma che ha smarrito quella mentalità provinciale di inizio ciclo che la faceva sembrare un leone in gabbia. E se i vari Vidal, (il primo) Asamoah, e infine Pogba, sono riusciti nell'impresa di abbinare tecnica e corsa, alla squadra di oggi questa componente sembra essere venuta meno, non tanto per un deficit di mentalità, quanto più per un'impostazione personale votata più alla giocata che al sacrificio (e qui, si, mi sto riferendo proprio a Miralem Pjanic).
Il talento, come ben sappiamo, spesso non è sufficiente da solo per raggiungere TUTTI gli obiettivi prefissatisi. Ed è qui che dovrà giocare al meglio la sua carta Tomas Rincon, che per talento, sicuramente partirà indietro nelle gerarchie, ma che per grinta sarà sicuramente un nuovo punto di riferimento per i compagni, che troveranno in lui, come anticipato nel titolo, non un "general", definizione, sinceramente, troppo ambiziosa, ma un "jefe", un ufficiale su cui fare sempre affidamento, in ogni occasione.
Il compito di Tomas Rincon sarà semplicemente quello di essere se stesso, portare a Torino quello che ha fatto vedere a Genova e in Nazionale, e di ciò farne un punto di partenza; anche perché, nonostante l'anagrafe dica quasi 29 per lui, decollare rimane sempre l'obiettivo numero uno per chi nella vita non ha mai smesso di correre.

martedì 20 dicembre 2016

SUPERCOPPA ITALIANA: SNOBBATA, MA NESSUNO VUOLE PERDERE!

Venerdì 23 dicembre a Doha in Qatar Milan e Juventus si contenderanno la 29° edizione della Supercoppa Italiana


La Supercoppa Italiana è uno di quegli appuntamenti considerati da sempre di poco conto, ma giocandosi in una partita secca è ovvio che nessuno ci sta a perdere. Venerdì 23 dicembre si disputerà la 29° edizione di questo trofeo, che spesso è stato itinerante, per motivi di carattere commerciale ovviamente. La prima edizione in terra straniera è del 1993 tra Milan e Torino, con i primi vincitori del tricolore ed i Granata vincitori della Coppa Italia. Generalmente disputata in casa della squadra vincitrice dello scudetto, varie edizioni si tennero, come detto, in terra straniera; in particolare quella del 2002 a Tripoli tra Juventus e Parma, nel 2009 la Lazio battè l'Inter a Pechino, che ospitò anche l'edizione del 2011 e 2012. L'edizione del 2014 vide il Napoli battere la Juventus a Doha, mentre nella passata stagione la Juventus si impose sulla Lazio a Shangai. 
Quest'anno saranno di fronte, per la seconda volta in questa competizione, il Milan e la Juventus già vincitori del trofeo rispettivamente per 6 e per 7 volte. Ghiotta opportunità quindi per il Milan di agganciare i bianconeri nell'infinita sfida per la supremazia dell'Albo d'Oro. 
Il precedente è datato 2003, e per la Juventus che trionfò ai calci di rigore quella sfida aveva un sapore particolare, perché era la prima gara ufficiale dopo la cocente sconfitta di Manchester, certo il trofeo in palio non può essere minimamente paragonato alla Champions League, ma ciò non toglie che i bianconeri affrontarono quella sfida con il dente avvelenato.
Alla fine, dopo una bella partita riuscirono a spuntarla i bianconeri, che andati sotto nei supplementari grazie ad un rigore di Pirlo, riacciuffarono poco dopo il pari grazie ad un goal di rapina di Trezeguet, per poi imporsi ai rigori dove fu decisivo l'errore di Brocchi.
Siamo pronti quindi a gustarci questa affascinante sfida, che si giocherà sotto il sole cocente di Doha in Qatar, paese organizzatore dei Mondiali del 2022, magari gustandoci un vin brulé accompagnato da una soffice fetta di panettone.
Buona Supercoppa e Buon Natale a tutti i lettori.

di Lorenzo Rapino

L'Albo d'Oro della competizione: guida la Juventus con 7 successi su 11 partecipazioni

Fonte Albo d'Oro Wikipedia.

lunedì 19 dicembre 2016

PESCARA E I SOGNI INFRANTI...

Tradire la fiducia di una tifoseria, di una città, di ragazzi che coltivano un sogno è un vero e proprio delitto sportivo, perché il calcio senza tifo, senza passione, non ha motivo di esistere.



In questo mio spazio dedicato al calcio, dedico un articolo alla squadra della mia città, che ha avuto un inizio di stagione che definire disastroso è un complimento; questo blog si chiama Everyone can play football, perché credo fermamente che sia lo sport che più di ogni altro può essere praticato da tutti, con pochi mezzi ed in ogni dove, ma è pur vero che non tutti possono fare calcio, ecco perché voglio muovere pubblicamente una critica alla società che tanto si vanta dei risultati degli ultimi anni, ma che avrebbe bisogno di un bel bagno di umiltà e guardarsi intorno per capire che hanno fatto diventare la squadra di questa città lo zimbello del calcio italiano!
Pescara è una città passionale, che vive di emozioni, che vuole sentirsi protagonista sempre e comunque, Giovanni Galeone, il Profeta di Pescara per aver condotto i biancazzurri a due storiche promozioni ed una salvezza, l'ha definita così:

"Udine è una città bella, civile, mi ci sono affezionato. Ma io amo Pescara. E’ come avere sposato una donna carina, simpatica, educata alla quale vuoi bene, ma poi hai sempre in mente un’altra, giono e notte pensi sempre a lei" ed ancora:"Pescara è il mioposto nel mondo. Non è la più bella, nè la più affascinate, nè la più ricca nè la più colta. Ma se mi chiedono di scegliere una città al mondo io scelgo Pescara”.

Ieri a Pescara la tifoseria ha subito l'ennesima umiliazione calcistica nella massima serie, assistendo alla prestazione di una squadra senz'anima, senza carattere, con dei limiti tecnici e caratteriali che l'avrebbero messa in difficoltà anche contro avversari molto meno quotati!
Sarebbe troppo facile puntare il dito ed accusare questo di aver fatto o non fatto l'acquisto di un giocatore, o di far notare al Mr. di aver effettuato o meno una sostituzione, piuttosto che additare un giocatore di uno stop sbagliato, un rigore calciato maldestramente o una papera del portiere.
Una società di calcio è come un'orchestra, se c'è qualcuno che stona tutti andranno fuori tempo ed il risultato non sarà certo gradevole per chi sta ascoltando. Motivo per cui non mi sento di additare i singoli giocatori, dei quali molti sono stati in grado di ripetersi nella cadetteria, conquistando la promozione dopo aver perso la finale Play-off nella stagione precedente. 
Quando ad una domanda un pò ficcante posta da un giornalista, un presidente risponde che senza di lui non esisterebbe il calcio professionistico in città, si capisce subito che la strada presa è certamente quella sbagliata. 
I numeri sono freddi, a volte antidemocratici, ma sicuramente riescono a mettere le persone di fronte alla cruda realtà: una vittoria in casa in serie A che manca dal 21/12/2012 forse non è un caso che quella data fosse stata indicata come la fine del Mondo! Se si esclude la vittoria a tavolino con il Sassuolo, unica squadra in Europa a non aver vinto ancora una partita di campionato, minor numero di punti in un campionato (2012/2013) e peggior girone di ritorno di sempre (2012/2013). 
I tifosi pescaresi non hanno chiesto la Champions League, l'Europa League o altri traguardi prestigiosi, i tifosi pescaresi hanno chiesto di lottare, di onorare la maglia, hanno sempre detto di accettare anche una retrocessione, purché arrivi con dignità e lottando fino alla fine per mantenere un palcoscenico, quello della Serie A, che per una città come Pescara non è solo la massima categoria calcistica nazionale, ma è la voglia di emergere, di stare accanto a grandi piazze. di non essere comprimari della storia sportiva del Paese, ma parte fondamentale. E' la voglia di una città, di una regione intera, di emergere anche economicamente, di farsi conoscere in Italia e all'estero per le sue bellezze naturali, per le sue tradizioni, per la sua cucina ed i suoi vini,
Perdere senza lottare, è un delitto che un tifoso non può affrontare, perché aspetta con ansia quelle due ore per sintonizzare il cervello sulla stessa frequenza del cuore e lottare con chi è chiamato a difendere la maglia.
I calciatori sono ragazzi che hanno l'onere e l'onore di metterci la faccia ogni domenica, ma rappresentano il terminale di un meccanismo, quello societario, che opera in maniera mediocre, senza lungimiranza e che ribadisce in ogni occasione di aver operato bene, ma se i risultati sono questi un tifoso non riesce a non pensare il peggio, leggasi paracadute per la B!!!
Questa società dovrebbe specchiarsi di fronte a realtà come Chievo, Udinese, Sassuolo, Carpi e Frosinone, che con programmazione e professionalità hanno regalato un sogno ai propri tifosi, in alcuni casi finito con una retrocessione, ma con grande autostima per aver fatto tutto il possibile per mantenere la categoria ed anzi riprogrammando con entusiasmo il futuro.
Noi tifosi del Pescara, non chiediamo la Champions, non chiediamo l'Europa League, chiediamo di programmare, agire in maniera trasparente, puntare su giovani del vivaio e lottare fino alla fine. 
Se poi, senza aver lasciato nulla di intentato, gli altri saranno stati più bravi di noi, molto civilmente ce ne faremo una ragione; ma essere già virtualmente retrocessi prima di Natale, lo ribadisco è un delitto nei confronti di una comunità che sogna di sentirsi protagonista, soprattutto perché non è la prima volta che accade. 
Sono certo, che anche il nostro figliol prodigo, Marco Verratti, starà soffrendo e non poco nel vedere la sua squadra del cuore, quella che lo ha lanciato nel Gotha del calcio, in questa posizione; ed allora faccio un'appello alla dirigenza affinché si rimbocchi le maniche, faccia sentire la sua presenza, si riorganizzi ed affronti il mercato di riparazione senza essere succube dei procuratori, evitando di prendere scommesse perse in partenza come Caraglio e Bianchi Arce quattro anni fa, ma soprattutto che possa dare un segnale forte alla città ed alla tifoseria tutta. affranta per le brutte figure che il nostro sodalizio sta tristemente collezionando!


di Lorenzo Rapino.







mercoledì 14 dicembre 2016

MEXICO 86: LA MANO DE DIOS E IL PIBE DE ORO... TUTTO IN 3 MINUTI

22 Giugno 1986 ore 12:00 Stadio Atzeca - Città del Messico
Quarti di Finale Coppa del Mondo FIFA
Argentina - Inghilterra 2 a 1



Dal 17 giugno 1970 al 22 giugno 1986, due date scelte dagli Dei del calcio per scrivere la storia di questo sport, un'unica location: lo Stadio Atzeca di Città del Messico già teatro di quella semifinale tra Italia e Germania finita 4 a 3. Già perchè il Messico dopo aver ospitato l'edizione del 1970, diventa il primo Paese ad ospitare per due volte il Mondiale di calcio grazie alla decisione della FIFA, nel 1983, di togliere l'onere e l'onore dell'organizzazione della rassegna alla Colombia a causa di problemi politici interni. 
Questa volta si trovano di fronte l'Argentina di Diego Armando Maradona e l'Inghilterra di Lineker, Shilton e Bobby Robson; non è una semplice partita, non è una finale e neanche una semifinale, ma un quarto ovvero il pass per entrare tra le prime quattro. Le squadre partecipanti al Mondiale sono 24 e per la prima volta il cammino che porta dal primo turno alla finalissima parte fagli ottavi con scontri ad eliminazione diretta. Quella tra Argentina ed Inghilterra non è una partita come le altre, ma la rivincita, fortunatamente sportiva della battaglia avvenuta nelle Isole Falkland quattro anni prima tra gli eserciti delle due fazioni, con la poderosa ritorsione delle truppe britanniche all'attacco subito dal governo militare Argentino.
Leader ci si nasce, non ci si diventa e Diego Armando Maradona è uno di quei leader che o lo ami o lo odi, uno di quei leader imprevedibili, un genio, uno che può portarti da solo sul tetto del Mondo, uno dal carisma unico, capace di prendere per mano una squadra, una nazione e condurla al trionfo a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo. 
E così in quella calda domenica di giugno Maradona decise che arrivato il momento di vendicare le vittime della rappresaglia britannica di quattro anni prima nella maniera più imprevedibile, più geniale, forse anche più subdola, decise che arrivato il momento di scrivere la storia del calcio, dando una lezione a chi questo sport lo aveva inventato.
Dopo un primo tempo di attesa, di pazienza, di osservazione, come un serpente che attende il momento opportuno per mordere la propria vittima, nella ripresa Maradona dimostra di cosa può essere capace un fenomeno. Bastano tre minuti, due morsi improvvisi, per mandare al tappeto una nazione intera. 
Al 51' Maradona cerca un uno-due per entrare in area, ma interviene Hodge che alza un campanile, la palla spiovente sembra preda facile dell'esperto Shilton, ma Diego stupisce tutti e con i suoi 165 centimetri va per colpire di testa nascondendo, ma neanche troppo, il pugno sinistro che impatta con il pallone e finisce in rete. L'arbitro clamorosamente non si accorge del tocco di mano e convalida il goal. Gli inglesi sono increduli, non è possibile commettere certi errori in una competizione tanto importante,  protestano vivamente, ma l'arbitro ha deciso è goal.
Palla al centro, l'intero Mondo sportivo si sta ancora interrogando sul gesto antisportivo di Maradona, che dopo il goal ha esultato senza alcun indugio, ma passano 3' minuti e Maradona rimette le cose a posto, come a voler dire:"Non lamentatevi, che il più forte sono io e basta!". Prende palla nella sua metà campo ed inizia a scrivere una poesia che farà la storia del calcio. 2 a 0, l'Inghilterra è stesa ed a poco servirà il goal di Lineker a 10 minuti dal termine. L'Argentina andrà alla conquista del suo secondo Mondiale, dopo quello del 1978, battendo il Belgio in semifinale e la Germania Ovest di Matthaus e Rumenigge in finale.
Se quella domenica eravate allo stadio, siete dei privilegiati, se lo avete visto in diretta TV siete stati fortunati, se ve lo hanno raccontato sentirete un'aurea mitica intorno a quel goal. Se siete giovani e volete innamorarvi, guardatelo: non vi stancherete mai.
Maradona, la Mano del Dios e il Pibe de Oro... Tutto in 3 minuti.

di Lorenzo Rapino




domenica 11 dicembre 2016

TORINO - JUVENTUS... IL DERBY DELLA MOLE!

Due squadre, due storie differenti, un unico obiettivo: annientare l'avversario! 

Torino - Juventus un match senza esclusione di colpi, da sempre... 


Il Derby della Mole, una stracittadina tra due squadre che rappresentano da una parte la nobiltà cittadina, e dall'altra il popolo di fede Granata, una rivalità vecchia di oltre un secolo quando nel 1906 alcuni soci bianconeri abbandonarono la società per incomprensioni interne e fondarono un nuovo sodalizio sportivo, fondendosi con la FC Torinese a sua volta fondata nel 1894. Lo schieramento della tifoseria fu chiaro fin da subito, con il mondo operaio che divenne sostenitore della compagine Granata, e la borghesia che era legata alla Juventus, fondata nel 1897 da un gruppo di studenti del prestigioso Liceo torinese.







Quello di domenica sarà il Derby in campionato n. 169, solo in 13 occasioni non è stato disputato per via delle 12 stagioni del Toro in B e dell'unica stagione in B della Juventus nel 2006/2007.
Il Derby torinese rappresenta la storia del calcio italiano, con il primo derby che fu disputato nell'ormai lontanissimo 1907 al Velodromo Umberto I e vide i Granata battere i cugini bianconeri per 2 a 1.
Ed anche se negli anni è andata scomparendo quella divisione tra le tifoserie legate rispettivamente al proletariato ed alla borghesia, è pur vero che la storia dei due club ha portato il match ad essere rappresentato come una sfida epica, con la Juventus dominatrice in Italia ed in Europa negli 80 e 90, ed il Torino che ha visto drammaticamente infrangere il suo futuro in quel tragico incidente aereo di Superga, che sancì di fatto la fine del grande Torino, fino ad allora vincitore di ben 6 scudetti contro i 7 della Juventus.
Da allora la squadra Granata tornò sul tetto d'italia solo nel 1976, era il Toro di Ciccio Graziani, Sala, e Paolino Pulici capocannoniere di quel torneo con 21 reti. Il Toro arrivò a sfiorare anche l'impresa europea nel 1992 con Mondonico in panchina, ed arrendendosi in finale ad un Ajax costellato di campioni (Berkamp, Jonk, Blind, Winter, F. De Boer) allenato da un certo Louis Van Gaal. Era un Toro che oggi farebbe sicuramente bene anche in Champions League, con Marchegiani, Martin Vazquez, Scifo, Lentini, Casagrande, Vieri solo per citarne alcuni.
Nonostante destini societari differenti, Torino Juventus continua a mantenere il fascino del derby, di una partita da giocare senza esclusione di colpi, con i giganti bianconeri che non possono permettersi mai di abbassare la guardia, perché la brutta è dietro l'angolo, e se sbagliare una partita può capitare, sbagliare un derby resta negli annali del calcio, come nel 1983 quando in occasione del Derby n. 100, la Juventus schiacciasassi di Trapattoni dopo l'iniziale doppio vantaggio di Rossi e Platini si addormenta e nella ripresa in 7 minuti Dossena, Bonesso e Torrisi firmana storica rimonta!
Come non dimenticare il Derby del 14 ottobre 2001, quando l'iniziale triplo vantaggio bianconero faceva presagire una goleada, ma Lucarelli, Ferrante e Maspero firmano la rimonta, con quest'ultimo diventato celebre per uno scavetto sul dischetto fatto scaramanticamente poco prima che il Matador Salas potesse battere a tempo quasi scaduto il rigore del definitivo 4 a 3... Il Matador non matò il Toro, che esultò per un derby pareggiato, ma moralmente vinto.
I Derby, non sono mai partite normali, i calciatori lo sanno e solo chi non tiene veramente alla maglia lo considera un match qualsiasi, ma queste sono storie di mercenari che non ci interessano...
Il Match di andata dello scorso campionato può essere consegnato alla storia come quello della rinascita bianconera, con il goal vittoria arrivato a tempo scaduto grazie ad un tap in di Cuadrado. Da li la Vecchia Signora non si è più fermata, cavalcando direttamente verso il suo quinto Scudetto consecutivo.
Oggi una nuova pagina di questa entusiasmante storia verrà scritta, nel frattempo ho raccolto dal web un pò di foto amarcord e più in basso la classifica marcatori nel derby, dominata da un certo Giampiero Boniperti.
Buon Derby a tutti.








di Lorenzo Rapino















PosizioneNomeSquadraReti
1Italia Giampiero BonipertiJuventus14
2Italia Guglielmo GabettoJuventus (7)
Torino (5)
12
3Italia Paolino PuliciTorino9
4Italia Felice BorelJuventus8
5Italia Francesco GrazianiTorino7
Italia Eugenio MossoTorino
Francia Michel PlatiniJuventus
Italia Gianluca VialliJuventus
9Italia Pietro AnastasiJuventus6
Argentina Italia Julio LibonattiTorino
Argentina Italia Omar SívoriJuventus
12Italia Carlo CapraTorino5
Galles John CharlesJuventus
Svizzera Hans KämpferTorino
Italia Valentino MazzolaTorino
Italia Silvio PiolaJuventus (2)
Torino (3)
Italia Ruggiero RizzitelliTorino
Classifica marcatori ricavata da Wikipedia

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