THE MAN IN RED, STEVIE G.
"Condizione di chi è sicuro di sè, cioè di chi, per sufficiente esercizio o innata abilità, compie senza esitazione e con precisione gesti ed esercizi, e fisici e mentali"; "condizione di chi ha fiducia in sé stesso, nelle proprie capacità e possibilità"; "assoluta attendibilità, certezza".
Sono queste le parole che troviamo alla voce "sicurezza" all'interno della enciclopedia Treccani. Sono queste le parole più adeguate per descrivere l'immensa icona che è stata negli ultimi quindici anni Steven George Gerrard.
Nato in una piccola frazione del Merseyside, figlio di Julie Ann e Paul, Stevie subisce subito il fascino red, lo stesso di cui sono innamorati mamma e papà, e dopo una piccola parentesi a Whiston non può non scegliere il Liverpool come punto di partenza della sua carriera, nonostante fioccassero proposte (sopra tutte quella del Manchester Utd che provò in ogni modo a portare quel ragazzino nell'Academy dei Red Devils).
L'ascesa viene inizialmente frenata da alcuni problemi muscolari, ma risulterà poi inesorabile dal momento in cui troverà la migliore condizione fisica; Gerrard, infatti, subito nel 2001, impressiona al punto di vincere il premio di miglior giovane della BPL, e inizia a calcare il palcoscenico della sua straordinaria carriera.
La crescita del ragazzo passa tanto dai piedi quanto dalla testa, e se quel giovane mediano dotato di grande intensità diventa uno spettacolare tuttocampista i meriti sono da attribuire solo ed esclusivamente alle eccezionali capacità di apprendimento di questo brillante calciatore che in tempi brevissimi riesce a trasformare ed evolvere la propria presenza in campo, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista mentale. E nel novembre 2003, arriva per Gerrard anche la fascia da capitano, presa in consegna da Hyypia, su scelta del tecnico Houllier, a soli 23 anni. Il connubio viene subito insidiato nell'estate successiva; fu Gerrard stesso a riferire, al Guardian, che mai come in quel momento fu così vicino alla possibilità di lasciare Liverpool, con le sirene londinesi che sembravano volerlo portare alla corte del Chelsea per una cifra vicina ai 23 milioni di euro. La scelta di restare e prolungare per altri quattro anni il contratto con il club di Anfield cementò fortemente il rapporto del neo capitano con i tifosi e per Steven si profilò all'orizzonte l'inizio di una nuova grande storia d'amore a tinte rosse, quella con la Kop.
Gerrard si è imposto, ed è riuscito a diventare un giocatore totale, nel pieno senso del termine. Perché ha interpretato per l'intero protrarsi della sua carriera qualsiasi ruolo del centrocampo, e nel club e nella nazionale. E lo ha fatto con una naturalezza a tratti disarmante, perché ha sempre avuto un approccio diverso rispetto a qualsiasi altro giocatore che abbiamo potuto ammirare negli ultimi tre lustri; e nella capacità di trascinare i compagni, e di migliorare i propri fondamentali al fine di ampliare il range delle proprie giocate.
"He's a terrific player; he's a match-winner, so I think he's a player any club in the world would want. Gerrard is a complete player because he can play in every position and can do everything with a ball at any time in a game. He's a player who scores goals, who builds the play, he's a sensational player."
- Francesco Totti su Steven Gerrard
Stevie è riuscito a diventare per almeno quattro stagioni, dal 04/05 al 07/08, il simbolo e l'icona del centrocampista perfetto. Sulle orme del connazionale rivale, Paul Scholes, Gerrard ha imposto nella cultura calcistica il suo marchio fatto di dedizione, talento e costanza; un marchio che lo ha reso un'icona e soprattutto un esempio da seguire.
Aldilà dei risultati, che hanno premiato parimenti Liverpool e Milan (aggiungerei giustamente), mi piace pensare che per descrivere alla perfezione il nostro protagonista di giornata, è necessario ricordare il centrocampo rossonero, ed al fatto che venisse considerato al tempo come parametro di perfezione assoluta. La regia di Pirlo, l'agonismo di Gattuso, la qualità dinamica di Seedorf, la magia di Kakà. Quattro elementi di singola perfezione.
Steven Gerrard è riuscito nella straordinaria epopea di incarnare tutte quelle qualità in un unico fantastico centrocampista, con una visione acquisita fuori dal comune, una tenacia rara, un senso del gol eccezionale (186 reti, di cui 41 nelle competizioni europee la dicono lunga per un cc) e una lista di colpi da far impallidire al solo elencarli.
"I had the chance to play with so many great players and saw so many in this league. Alongside Paul Scholes, he is the player I would have like to have played with. He could do anything well, whether it was a nice tackle or assist, everything was done well. The quality that he had was at the time, especially in Europe, underrated. He was just an amazing player."
- Thierry Henry su Steven Gerrard
Nel desiderio e nel tentativo di tessere i ricami di questo grande calciatore, non ci si sarebbe dovuti soffermare troppo sullo "scivoloso" tema riguardante il campionato 2013/2014 (con un titolo che mancava da 25 anni, l'unico tassello mancante a Steven e al suo Liverpool). Ma proprio perché l'uomo Steven riesce in ogni caso a venire prima del calciatore Gerrard, risulta emblematico ripensare e riconsiderare, in un'altra ottica, quella caduta.
I fatti sono noti, ma di quel ricordo, oltre allo straziante dolore dato dall'empatia che Anfield e Gerrard erano riusciti a trasmettere, resta altro. E qui non parliamo di un titolo perso o dello spietato rammarico che esso può comportare. Quello che Anfield e Stevie si sono trasmessi in questi anni è stato qualcosa che è andato oltre l'attaccamento, oltre la ferocia, oltre la passione, oltre l'amore assoluto; qui parliamo di fede.
E di fede soltanto può trattarsi, perché solo attraverso essa diventa possibile rialzare la testa, anche dopo la sconfitta più dura da accettare, e mantenere salda la sicurezza e la fiducia di non dover mai camminare da solo.
