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martedì 29 novembre 2016

VOGLIAMO RICORDARVI COSI'

Dopo Superga un altro disastro aereo sconvolge il mondo del calcio, a Medellin si schianta l'aereo con a bordo la squadra brasiliana del Real Chapecoense che si apprestava a disputare la finale della Copa Sudamerica 2016 contro l'Atletico Nacional.


Sono passati quasi settanta anni da quel tragico 4 maggio 1949, quando l'aereo che riportava a casa il Grande Torino  dopo un'amichevole contro il Benfica, si schiantò contro la Basilica di Superga. Vite spezzate, ragazzi che vivevano un sogno: quello di poter trasformare una grande passione in un lavoro. 
L'aviazione civile era ancora agli albori, gli aeromobili non erano neanche lontani parenti dei mezzi che trafficano i nostri cieli oggigiorno e la sicurezza non aveva ancora raggiunto gli standard odierni. Oggi, nell'era della tecnologia, nell'era di internet e dei social network la tragedia che ha colpito questo club fondato solo nel 1973 e pochi anni fa ancora militante in quarta divisione, ci sconvolge ancor di più, perché è assurdo, perché non si può morire così prima di giocare una finale e perché non si possono vedere video di questi ragazzi gioiosi e pieni di vita poco prima del decollo, poco prima della morte.
E allora, in questo mio piccolo spazio, esprimo tutto il cordoglio per ciò che è accaduto, per le famiglie ed anche per i tifosi che hanno perso i loro beniamini.
Voglio solo sottolineare il bel gesto dell'Atletico Nacional, che avrebbe dovuto giocarsi la finale contro il Chape, ha chiesto che il trofeo venga assegnato alla compagine brasiliana.
Non posso che essere d'accordo con questa iniziativa, che sicuramente non riporterà indietro questi ragazzi, ma che ribadisce ancora una volta, come questo sport e chi lo pratica non è solo soldi, scommesse, combine e trasferimenti milionari, ma anche cuore, fair play e rispetto.
Vogliamo ricordarvi così:



di Lorenzo Rapino

lunedì 28 novembre 2016

THE MAN IN RED, STEVIE G.

THE MAN IN RED, STEVIE G.

"Condizione di chi è sicuro di sè, cioè di chi, per sufficiente esercizio o innata abilità, compie senza esitazione e con precisione gesti ed esercizi, e fisici e mentali"; "condizione di chi ha fiducia in sé stesso, nelle proprie capacità e possibilità"; "assoluta attendibilità, certezza".
Sono queste le parole che troviamo alla voce "sicurezza" all'interno della enciclopedia Treccani. Sono queste le parole più adeguate per descrivere l'immensa icona che è stata negli ultimi quindici anni Steven George Gerrard.



Nato in una piccola frazione del Merseyside, figlio di Julie Ann e Paul, Stevie subisce subito il fascino red, lo stesso di cui sono innamorati mamma e papà, e dopo una piccola parentesi a Whiston non può non scegliere il Liverpool come punto di partenza della sua carriera, nonostante fioccassero proposte (sopra tutte quella del Manchester Utd che provò in ogni modo a portare quel ragazzino nell'Academy dei Red Devils).

L'ascesa viene inizialmente frenata da alcuni problemi muscolari, ma risulterà poi inesorabile dal momento in cui troverà la migliore condizione fisica; Gerrard, infatti, subito nel 2001, impressiona al punto di vincere il premio di miglior giovane della BPL, e inizia a calcare il palcoscenico della sua straordinaria carriera.

La crescita del ragazzo passa tanto dai piedi quanto dalla testa, e se quel giovane mediano dotato di grande intensità diventa uno spettacolare tuttocampista i meriti sono da attribuire solo ed esclusivamente alle eccezionali capacità di apprendimento di questo brillante calciatore che in tempi brevissimi riesce a trasformare ed evolvere la propria presenza in campo, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista mentale. E nel novembre 2003, arriva per Gerrard anche la fascia da capitano, presa in consegna da Hyypia, su scelta del tecnico Houllier, a soli 23 anni. Il connubio viene subito insidiato nell'estate successiva; fu Gerrard stesso a riferire, al Guardian, che mai come in quel momento fu così vicino alla possibilità di lasciare Liverpool, con le sirene londinesi che sembravano volerlo portare alla corte del Chelsea per una cifra vicina ai 23 milioni di euro. La scelta di restare e prolungare per altri quattro anni il contratto con il club di Anfield cementò fortemente il rapporto del neo capitano con i tifosi e per Steven si profilò all'orizzonte l'inizio di una nuova grande storia d'amore a tinte rosse, quella con la Kop.


Gerrard si è imposto, ed è riuscito a diventare un giocatore totale, nel pieno senso del termine. Perché ha interpretato per l'intero protrarsi della sua carriera qualsiasi ruolo del centrocampo, e nel club e nella nazionale. E lo ha fatto con una naturalezza a tratti disarmante, perché ha sempre avuto un approccio diverso rispetto a qualsiasi altro giocatore che abbiamo potuto ammirare negli ultimi tre lustri; e nella capacità di trascinare i compagni, e di migliorare i propri fondamentali al fine di ampliare il range delle proprie giocate.


"He's a terrific player; he's a match-winner, so I think he's a player any club in the world would want. Gerrard is a complete player because he can play in every position and can do everything with a ball at any time in a game. He's a player who scores goals, who builds the play, he's a sensational player."

  • Francesco Totti su Steven Gerrard


Stevie è riuscito a diventare per almeno quattro stagioni, dal 04/05 al 07/08, il simbolo e l'icona del centrocampista perfetto. Sulle orme del connazionale rivale, Paul Scholes, Gerrard ha imposto nella cultura calcistica il suo marchio fatto di dedizione, talento e costanza; un marchio che lo ha reso un'icona e soprattutto un esempio da seguire. 
Aldilà dei risultati, che hanno premiato parimenti Liverpool e Milan (aggiungerei giustamente), mi piace pensare che per descrivere alla perfezione il nostro protagonista di giornata, è necessario ricordare il centrocampo rossonero, ed al fatto che venisse considerato al tempo come parametro di perfezione assoluta. La regia di Pirlo, l'agonismo di Gattuso, la qualità dinamica di Seedorf, la magia di Kakà. Quattro elementi di singola perfezione.
Steven Gerrard è riuscito nella straordinaria epopea di incarnare tutte quelle qualità in un unico fantastico centrocampista, con una visione acquisita fuori dal comune, una tenacia rara, un senso del gol eccezionale (186 reti, di cui 41 nelle competizioni europee la dicono lunga per un cc) e una lista di colpi da far impallidire al solo elencarli.

"I had the chance to play with so many great players and saw so many in this league. Alongside Paul Scholes, he is the player I would have like to have played with. He could do anything well, whether it was a nice tackle or assist, everything was done well. The quality that he had was at the time, especially in Europe, underrated. He was just an amazing player." 
  • Thierry Henry su Steven Gerrard



Nel desiderio e nel tentativo di tessere i ricami di questo grande calciatore, non ci si sarebbe dovuti soffermare troppo sullo "scivoloso" tema riguardante il campionato 2013/2014 (con un titolo che mancava da 25 anni, l'unico tassello mancante a Steven e al suo Liverpool). Ma proprio perché l'uomo Steven riesce in ogni caso a venire prima del calciatore Gerrard, risulta emblematico ripensare e riconsiderare, in un'altra ottica, quella caduta.

I fatti sono noti, ma di quel ricordo, oltre allo straziante dolore dato dall'empatia che Anfield e Gerrard erano riusciti a trasmettere, resta altro. E qui non parliamo di un titolo perso o dello spietato rammarico che esso può comportare. Quello che Anfield e Stevie si sono trasmessi in questi anni è stato qualcosa che è andato oltre l'attaccamento, oltre la ferocia, oltre la passione, oltre l'amore assoluto; qui parliamo di fede.
E di fede soltanto può trattarsi, perché solo attraverso essa diventa possibile rialzare la testa, anche dopo la sconfitta più dura da accettare, e mantenere salda la sicurezza e la fiducia di non dover mai camminare da solo.

sabato 26 novembre 2016

UN'ESTATE ITALIANA... ITALIA 90

L'8 giugno 1990 allo Stadio G. Meazza di Milano si celbrò la cerimonia di apertura della 14° edizione del Campionato Mondiale di calcio. 


Il match di apertura vide di fronte i campioni uscenti dell'Argentina capitanati da Diego Armando Maradona ed i Leoni d'Africa del Camerun, alla loro seconda partecipazione alla competizione iridata dopo Spagna 82.
Il Mondo era molto diverso da come lo viviamo oggi, non era dominato dal web, si iniziavano a vedere i primi telefoni cellulari grandi come citofoni, la Globalizzazione era un termine usato ancora da pochi. 
Il muro di Berlino era caduto pochi mesi prima, aprendo la strada ad una nuova era di politica internazionale, la Cecoslavacchia aveva già avviato il suo processo secessionista, la Jugoslavia iniziava a scricchiolare e la Russia si presentò per l'ultima volta come URSS: la guerra fredda stava finendo, forse. 
l'11 febbraio venne liberato Nelson Mandela dopo 28 anni di carcere, il 19 giugno a Schengen venne firmata la convenzione degli accordi del 14 giugno 1985, il 30 giugno la Germania completò il proprio processo di riunificazione ed il 9 luglio a Houston in Texas si aprì il vertice dei 7 paesi più industrializzati (G7) che avrebbe dovuto decidere se sostenere ecoonomicamente la perestrojka di Michail Gorbačëv.
In Italia non era ancora scoppiato lo scandalo tangentoli, la Lira veniva sistematicamente svalutata per competere sui mercati internazionali; si era speso uno sproposito per ammodernare alla meno peggio gli stadi designati ad ospitare la competizione, ma fondamentalmente si stava bene. La Crisi era una parola usata come intercalare per intendere che le cose possono sempre andare meglio...
Edoardo Bennato e Gianna Nannini cantarono Le Notti Magiche italiane, versione italiana della colonna sonora della competizione To Be Numbe One.

Il Mondiale tornava in Italia dopo 56 anni e c'erano grandi aspettative per la nazionale Azzurra, chiamata a cancellare la brutta figura di Mexico 86 e perchè no, tornare proprio nell'edizione di casa, come fu nel 1934 sul tetto del Mondo.
Tutti i maggiori talenti mondiali militavano nel nostro campionato, a cominciare da Maradona, vero leader della nazionale campione uscente, senza dimenticare i tedeschi dell'Inter Mattheus, Brehme e Klinsman, senza dimenticare i giallorossi Berthold e Voeller, gli olandesi del Milan Van Basten, Gullit e Rijkaard campioni d'Europa in carica, grande assente della manifestazione la Francia di Le Roi Michel Platini semifinalista nelle due precedenti edizioni e Campione d'Europa nel 1984.
L'Italia dopo aver superato a punteggio pieno il girone con Austria, Usa e Cecoslovacchia, superò per 2 a 0 l'Uruguay negli ottavi e per 1 a 0 l'Irlanda di Jacky Charlton, ritrovandosi in semifinale contro l'Argentina di Maradona proprio al San Paolo di Napoli. 
Maradona &Co. avevano superato il Brasile negli ottavi con un goal di Caniggia e la Jugoslavia ai quarti di finale che si piegò solo ai rigori. Dall'altra parte del tabellone l'Inghilterra dopo aver eliminato il Belgio del portierone Michel Preud'homme ed il sorprendere Camerun di Roger Milla, si trovò di fronte la solida Germania Ovest che da par suo aveva fatto fuori l'Olanda negli ottavi, e la Cecoslovacchia con un rigore di Mattheus. Le semifinali vennero decise entrambe ai calci di rigore, con la Germania O. che eliminò l'Inghilterra; l'Argentina eliminò al San Paolo di Napoli gli azzurri, i quali vennero raggiunti nel finale dal goal di Caniggia, complice un erroraccio di Zenga, che pareggiò l'iniziale vantaggio di Totò Schillaci. Ai rigori decisivi furono gli errori di Donadoni e Serena, ipnotizzati dal portiere sudamericano Goycochea.
La finale per il terzo posto si disputò a Bari tra Italia ed Inghilterra e gli azzurri onorarono la manifestazione battendo gli inglesi per 2 a 1 accomodandosi sul gradino più basso del podio. Reti di Baggio al 72', pareggio di Platt all'82' e rigore di Schillaci all'86' che con 6 goal divenne capocannoniere del Mondiale. 
La finale si disputò l'8 luglio 1990 allo stadio Olimpico di Romaed ancora una volta, come quattro anni prima, si ritrovarono di fronte Germania O. e Argentina. I tifosi italiani, delusi dall'eliminazione subita in semifinale supportarono la squadra tedesca, ed al momento dell'esecuzione degli inni nazionali non esitarono a fischiare l'inno argentino. In quel frangente Maradona, visibilmente toccato dai fischi, e ripreso dalle telecamere di tutto il Mondo disse:"hijos de puta" all'indirizzo dei tifosi italiani.
La partita fu brutta e noiosa, e si sbloccò solo grazie ad un generoso penalty concesso dall'arbitro Mendez per un fallo di Sensini su Voeller, realizzato dall'interista Brehme. La Germania Ovest, conquistò così il terzo titolo mondiale della propria storia, titoli che di li poco andarono a comporre la bacheca trofei della Germania riunificata.

Al torneo presero parte 24 squadre divise in 6 gironi; si qualificavano alla fase ad eliminazione diretta le prime 2 di ogni girone e la 4 migliori terze.

Ecco le squadre partecipanti:


UEFA (14 squadre)
CONMEBOL (4 squadre)
CONCACAF (2 squadre)
AFC (2 squadre)
CAF (2 squadre)





di Lorenzo Rapino













mercoledì 23 novembre 2016

PER LA SERIE AMARCORD: JUVENTI!

Il 16 maggio 1982 la Juventus batte il Catanzaro e raggiunge quota 20 scudetti grazie ad un rigore realizzato al 75' da Liam Brady.


Domenica 16 maggio 1982, la Juventus guidata da Giovanni Trapattoni vince a Catanzaro per 1 a 0 grazie ad un rigore trasformato da Brady, che si assume l'onere e l'onore di battere il penalty nonostante gli fosse stato già comunicato dalla dirigenza che quella sarebbe stata la sua ultima partita in bianconero, 
La Juventus, infatti, aveva già acquistato il promettente talento francesce Michel Platini e vigendo allora la limitazione per il tesseramento degli stranieri, non c'era più posto per Brady che si congedò dalla Signora come meglio non avrebbe potuto fare, regalando a Madama la seconda stella grazie al concomitante pareggio della Fiorentina a Cagliari.
Successivamente Brady dichiarò:

"Avevo due scelte, due possibilità: fare il professionista e calciare bene il rigore, oppure fare il bambino stupido e rifiutarmi di calciare o, peggio, sbagliare volutamente il tiro. Ho scelto di fare il professionista, ho tirato ed ho fatto goal".

Copertina originale Guerin Sportivo 
Queste invece le parole dell'allora Presidente Boniperti:

“Preso Platini, avevo un grosso problema. Ed un dispiacere enorme. Dirlo a Brady. Perché di stranieri ne erano consentiti soltanto due e noi avevamo già Boniek, preso in quegli stessi giorni. Brady, Boniek, Platini: uno era di troppo. Avessimo potuto tenerli tutti e tre, con Brady dietro a quei due, saremmo diventati la più grande squadra del mondo”

Boniperti relativemente al colloquio avvenuto con il calciatore raccontò anche:

"Dopo avergli spiegato il problema, Liam pianse ed un po’ di magone venne anche a me. A fine stagione venni contattato da Paolo Mantovani, presidente della Sampdoria, per discutere la cessione del centrocampista irlandese. Il reingaggio di Liam l’ho fissato io. E Mantovani fu d’accordo su tutto".




di Lorenzo Rapino



martedì 22 novembre 2016

CHAMPIONS PREVIEW

Quinto turno alle porte: preview dei match di UEFA Champions League del 22/11.



Mosca, Zagabria, Dortmund, Siviglia, Lisbona, Montecarlo, Copenhagen e Leicester.
Queste le città che ospiteranno i primi otto incontri del quinto turno di Champions League, turno che ci consegnerà le prime sentenze o perlomeno le prime indicazioni concrete su di esse.
Tra squadre che cercano di concludere il discorso qualificazione ed altre chiamate a vere e proprie imprese per ribaltare i primi turni, questa quinta giornata arriva nella prima fase calda della stagione 16/17, a tre mesi dall'inizio dei campionati, e nel pieno susseguirsi di incontri di campionato e di qualificazione mondiale con le selezioni nazionali.


MOSCA. L'analisi non può non partire da quella che è la prima partita in programma. Alle 18, all'Arena Chimki, CSKA e Leverkusen combatteranno per obiettivi differenti ma ugualmente fondamentali per il proseguo della stagione. Il CSKA arriva con la voce "zero" per quanto riguarda le vittorie e cerca il rilancio almeno in chiave Europa League; d'altro canto le Aspirine giungono a Mosca forti di 6 punti e la vitale necessità di far punti per approfittare dello scontro diretto tra monegaschi e Spurs. L'andata finì 2-2, oggi un pareggio potrebbe non bastare ad entrambe.

ZAGABRIA. Al Maksimir i padroni di casa ospitano il Lione in una partita che può considerarsi l'ultima spiaggia per entrambe le compagini, relegate al quarto e terzo posto del girone, ben staccate dalle prime due della classe, Siviglia e Juventus, impegnate sì nello scontro diretto, ma con un parziale di vantaggio piuttosto cospicuo (+6 Siviglia, +4 Juventus sul Lione terzo). Croati alla ricerca anche del primo gol europeo; francesi chiamati alla vittoria e a tifare bianconero a Siviglia, considerando l'ultimo turno che li vedrà contro gli spagnoli, tra le mura amiche a giocarsi una possibile qualificazione come seconda che avrebbe dello straordinario.

DORTMUND. Probabilmente il match dall'esito più prevedibile della serata. I ragazzi di Tuchel, già qualificati e incredibilmente in fiducia dopo la vittoria nel "Klassiker", proseguono la loro marcia verso il primo posto nel girone e stasera se la vedranno con un Legia con scarse ambizioni se non quella di provare a fare un altro miracolo simile al 3-3 dello scorso turno contro i campioni in carica. I gialloneri hanno approfittato nella quarta giornata del fragoroso tonfo merengue e si sono presi la vetta del girone grazie alla vittoria di misura sullo Sporting firmata Adrian Ramos. Orecchio però anche a Lisbona, dove andrà di scena il Real, che se dovesse ancora perdere punti potrebbe dover dire addio al primo posto, declassificando quindi la sfida del prossimo turno di scena al Bernabeu a semplice amichevole di lusso.

SIVIGLIA. L'incontro copertina della serata va di scena allo Stadio Ramòn Sànchez-Pizjuàn con il Siviglia che ospita i campioni italiani in carica. Match valido per il primo posto nel girone, con le due compagini che si presentano alla sfida con le difese sugli scudi (0 reti subite dai Sevillistas, 1 sola dai torinesi nelle prime quattro giornate europee). Buon momento di forma per i rojiblancos che sono terzi nella Liga e hanno raccolto nelle ultime cinque sfide di campionato 3 vittorie, un pareggio e una sconfitta (1-2 in casa col Barça). Bianconeri invece in piena emergenza attaccanti: la squadra di Allegri arriva a Siviglia coi soli Mandzukic e Kean disponibili in avanti e si presenterà verosimilmente con un tridente composto dal croato coadiuvato da Cuadrado e Alex Sandro. Emerge un curioso particolare: pur essendo una sfida volta al raggiungimento del primo posto, la situazione attuale delle classifiche dei vari gironi (che vede PSG, City, Bayern, Real e Porto occupare i secondi piazzamenti) sembrerebbe per assurdo consigliare il passaggio del turno come seconda forza al fine di un sorteggio più benevolo che avrebbe come unica vera mina vagante il Barcellona di Luis Enrique. Solo chiacchiere da bar? Probabilmente si, ma questo presenta la vigilia: ora la parola spetta al campo.

LISBONA. Cristiano Ronaldo torna a casa, e grande sarà sicuramente l'accoglienza per il fenomeno lusitano all'arrivo allo Estàdio Josè Alvalade. Fino al fischio d'inizio naturalmente, perché da allora sarà sfida vera con i biancoverdi decisi a chiudere il discorso Europa League e provare un ultimo insperato assalto al secondo posto, e i madridisti praticamente obbligati alla vittoria per smentire un rendimento alquanto altalenante in Europa e cercare l'ultimo tentativo di riagganciare il Borussia in quella che sarà poi la grande sfida del sesto turno proprio tra merengues e wespen.

MONTECARLO. A Fontvieille scenderanno in campo Monaco e Tottenham nella sfida forse più incerta della serata. Girone E in mano alla squadra del Principato che viene da un mese praticamente perfetto, e in campionato, e in Europa, dove non ha mai perso. Gli speroni di Londra invece si giocano le ultime carte di accesso alla fase finale della Champions League e lo faranno aggrappandosi al talento di Alli ed Eriksen, in supporto del centravanti della nazionale dei Tre Leoni, Harry Kane. Quest'ultimo, dopo non aver giocato col Leverkusen, sembra sia in pole per tornare a guidare l'attacco dei londinesi. Per i padroni di casa, Jardim propone il classico 4-4-2, con Dirar e Bernardo Silva sugli esterni e in avanti Germain affiancato da Radamel Falcao.

COPENHAGEN. 1-1 nella gara del Dragao, ora Copenhagen e Porto si giocano la qualificazione alla fase successiva tra le mura amiche ai danesi. La situazione di classifica e il precedente di inizio stagione creano grande fascino per la partita odierna, clima rigido, non sono attese precipitazioni, sarà una serata glaciale nella capitale danese che solo i bollori di spirito e talento, oltre al supporto dei tifosi, potranno scaldare. Assenze importanti in attacco per la squadra ospitante che dovrà fare a meno di Santander e Cornelius, sostituiti da Pavlovic e Kusk. Ospiti invece che vengono da una cocente eliminazione in Coppa subita dal fanalino di coda del campionato, e che devono riportare punti in Portogallo per poter chiudere la questione qualificazione.

LEICESTER. Risorgere, e risorgere ora. Questo l'imperativo del Leicester di Claudio Ranieri, che nonostante il primo posto nel girone, convive con la sindrome di Dr.Jeckill e Mr.Hyde che lo trasforma in due entità opposte a seconda che l'apparizione sia europea o nazionale. Le Foxes sono a +2 sulla zona retrocessione in Premier e sembrano essere tutto tranne che in ripresa in campionato. L'Europa però sembra trasformare i ragazzi del tecnico italiano, e quindi i favori della vigilia restano comunque per coloro che giocheranno tra le mura amiche, anche se, come detto, non con la stessa fiducia che poteva riservarglisi qualche settimana fa. Il Brugge viene da 4 sconfitte consecutive, un parziale di una rete segnata e dieci subite, e la voglia di provare a riscattare questa opaca partecipazione europea sembra essere l'unica vera forza che i belgi possano trovare dalla loro parte. Passa dall'Europa l'ennesimo trampolino di rilancio per mister Ranieri, fondamentale non sbagliare.





domenica 20 novembre 2016

STORIE MONDIALI: COLOMBIA CAMERUN WORLD CUP ITALIA 90

Sabato 23 giugno 1990 Stadio San Paolo Napoli

World Cup Italia 90 - Ottavi di Finale

Colombia - Cameroon


Sabato 23 giugno 1990 scesero in campo allo stadio San Paolo di Napoli Colombia e Camerun, incontro valido per l'accesso ai quarti di finale della 14' edizione della competizione iridata, la nazionale africana scese in campo con la ferma intenzione di fare la storia, dopo aver battuto all'esordio Maradona&Co. campioni del Mondo uscenti ed aver concluso il girone eliminatorio al primo posto davanti proprio all'Argentina, alla Romania e all'URSS. La più quotata Colombia, condotta dall'istrionico portiere Higuita e da Valderrama, soprannominato il "Gullit biondo" per la sua folta chioma, si era qualificata per gli ottavi di finale grazie all'unica vittoria ottenuta contro gli Emirati Arabi per 2 a 0, e ripescata come una delle migliori quattro terze, alle spalle di Germania Ovest e Juogoslavia.
Per il Camerun l'occasione era ghiotta, tornati a giocare un mondiale dopo l'edizione di Spagna 82 i leoni d'Africa potevano diventare la prima nazionale africana a qualificarsi per i quarti di finale di una coppa del Mondo ed entrare così a far parte dell'Elite del calcio.
I primi 90' minuti si conclusero sullo 0 - 0, ma nei supplementari si scatenò il 38enne Roger Milla che una doppietta in 4' minuti stese la formazione sudamericana, complice un clamoroso svarione del portiere Higuita. 
Il Camerun vinse 2 - 1 e divenne la prima nazionale africana ad approdare ai quarti di fnale di un Mondiale, dove ad attenderli c'era l'Inghilterra di Gascoigne, Lineker, del portiere Shilton e David Platt acquistato poi dalla Juve.
A voi le immagini...

di Lorenzo Rapino








sabato 19 novembre 2016

FOCUS MILAN-INTER, CUGINI ALLA RICERCA DELLA PROPRIA DIMENSIONE


Torna la stracittadina più attesa, e i punti di domanda assieme alle incognite, come ormai da quattro anni a questa parte, sono decisamente più numerose delle certezze, che, ad oggi, davvero possono contarsi sulle dita di una mano quando ci si appresta a parlare di "pallone" in quel del capoluogo lombardo. Milan e Inter arrivano da momenti completamente differenti, e dal punto di vista morale e mentale, e da quello del gioco e dei risultati.

I rossoneri si presentano alla sfida più sentita dell'anno forti di una posizione in classifica che certifica quelli che sono stati i passi in avanti fatti negli ultimi mesi attraverso la transizione Mihajlovic-Montella, Il tecnico di Pomigliano d'Arco ha confermato quelle che erano le ottime voci che lo riguardavano, mantenendo il metodo di gioco che la squadra conosceva ma curando alcuni dettagli rivelatisi fondamentali per un passaggio di crescita che tutto il gruppo sta finalmente cercando con grande sintonia e volontà. I rilanci dei vari Suso e De Sciglio, le esplosioni di alcuni giovani di sicuro avvenire e la discreta vena realizzativa di Bacca e Niang (vero talismano, per il quale non sto qui a negarvi una certa simpatia) sono solo la punta dell'iceberg montelliano il quale, come dicevamo, nasconde negli abissi più che una rivoluzione di gioco, una rivoluzione di mentalità.
Carta vincente? Presto per dirlo, ma i progressi ci sono, e se verrà data al Milan la sana possibilità di poter sbagliare nell'arco di questo percorso, allora Vincenzo Montella potrà davvero fare bene.

I cugini nerazzurri, d'altro canto, arrivano all'ennesimo spartiacque della stagione, con un nuovo allenatore in panchina e, anche qui, pochi stravolgimenti dal punto di vista tattico. Pioli troverà basi tecniche di indiscusso valore ma come insegnatoci dai primi mesi di questo campionato, senza un sistema di gioco collaudato, nei ruoli e nei movimenti, e soprattutto senza un sistema che sia dinamico e aggressivo, questo diventa un campionato ingiocabile per chiunque, ed ogni partita può rivelarsi una possibile Caporetto. Frank de Boer lo sa bene, ed ha pagato per ogni singolo passo falso capitatogli sulla panchina del Biscione, ritrovandosi vittima dell'ennesimo obbrobrio dirigenziale a tinte nere e azzurre.  Al tecnico parmense ora la responsabilità di riportare i nerazzurri nelle zone che contano della classifica al fronte di un obiettivo stagionale fissato dalla società nel raggiungimento della Champions League e che al momento vede invece la squadra ferma al nono posto e distante 8 punti da quel terzo posto così agognato. Occupato, guarda un po', proprio dai cugini.



77'000 spettatori attesi, occhi puntati sul Giuseppe Meazza in San Siro domenica sera, sperando che la "Madunina" smetta di piangere e che Milano non sia più soltanto una corsia di un ospedale.

PESCARA AL COSPETTO DI MADAMA: DAVIDE CONTRO GOLIA!

TORINO - STADIO DELLE ALPI 

DOMENICA 17 GENNAIO 1993 ORE 14:30

JUVENTUS - PESCARA


AMARCORD: Al cospetto di una Juve Tutt'altro che irresistibile, il Pescara di Galeone si comporta egregiamente inchinandosi al talento di Roberto Baggio. 
Era una Juve che stava crescendo, il talento di Del Piero non era ancora sbocciato, ma in quella formazione c'erano pezzi da novanta come Baggio, Vialli, Conte e Peruzzi! 
Nel Pescara c'erano comunque nomi di tutto rispetto, a cominciare da Carlos Dunga che un anno dopo avrebbe condotto la nazionale vedeoro sul tetto del Mondo proprio contro gli azzurri del divin codino, che sbagliò il rigore decisivo dopo aver trascinato la nazionale in finale. Sliskovic, il talento balcanico con il vizietto dell'alcol, il compianto Borgonovo e quel Max Allegri che dopo 22 anni è condottiero proprio della Vecchia Signora.
Ricordo con affetto e nostalgia quella partita, perchè a 12 anni ero già abbonato al Pescara, e la partita di Torino la seguii alla radio con mio padre perché non eravamo ancora entrati nell'era del calcio moderno.
Forse era meglio prima...



di Lorenzo Rapino

domenica 13 novembre 2016

LA PARTITA DEL SECOLO: ITALIA - GERMANIA

Mercoledì 17 giugno 1970 alle ore 16:00 è stata scritta una delle pagine più importanti della storia del calcio: ITALIA-GERMANIA 4a3.


Martedì 15 novembre allo Stadio di San Siro ci sarà un'amichevole di lusso tra gli azzurri e la nazionale tedesca campione del Mondo in carica, un match che rappresenta la storia del calcio, la storia di una rivalità sportiva senza eguali, perché Italia - Germania non è una partita, ma la partita ed ogni incontro, anche se amichevole è una nuova pagina di storia. 
Cambiano gli interpreti, ma non le emozioni e se Euro 2016 ci ha visto per la prima volta sconfitti seppur ai rigori in uno scontro diretto valevole per una manifestazione internazionale, dolci sono i ricordi che partono da Mexico 70, passando per il Mundial 82 fino alla semifinale 2006 quando gli azzurri sconfissero a domicilio i tedeschi nello stadio di Dortmund, dove non avevano mai perso!
Senza dimenticare la Semifinale di Euro 2012 vinta per 2 a 0 grazie alla doppietta di Balotelli.
Ecco a voi alcuni momenti memorabili.

ITALIA - GERMANIA 4-3 Mexico 1970


ITALIA - GERMANIA 3-1 Spagna 1982

GERMANIA - ITALIA 0-2 Germania 2006




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