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martedì 30 maggio 2017

ORGOGLIO CHAPE', PER UN FUTURO MIGLIORE

La Chape riparte: la forza di una comunità per costruire un nuovo futuro,  l'orgoglio e la responsabilità di indossare una maglia


La Chapecoense ha vissuto un 2016 a dir poco tragico. Dal quel tragico disastro aereo di 6 mesi fa (29/11/2016 ndr), La società ha modificato i suoi obiettivi, che fino allo scorso anno non andavano oltre una tranquilla permanenza nella massima serie Brasiliana. 
Dopo un promettente avvio di stagione nel quale ha conquistato il campionato della Regione di Santa Catarina ed aver ben figurato in Copa Libertadores,  in un girone di ferro, insieme al Tri campione del Mondo e campione uruguaiano 2016, il Nacional del Montevideo, i campioni argentini del Lanus, e i vice campioni del Venezuela, il Zulia, la Chapecoense e’ stata eliminata solo per una irregolarità nell'uso del giocatore Luiz Otavio (nella vittoria per 2-1 nei confronti del Lanus). Tale irregolarità ha comportato una penalizzazione di 3 punti: classificandosi terza nel girone e retrocedendo in Copa Sudamericana, come accade in Europa quando si "retrocede" dalla Champions League all'Europa League.
La Chape (affettuoso soprannome della folla), ha iniziato alla grande la Serie A Brasiliana 2017, ed anche se sono state giocate solo 3 partite, sembra poter dire la sua nelle zone alte della classifica.
Nella prima giornata, ha pareggiato 1-1 in casa Corinthians fuori, per poi battere i campioni in carica del Palmeiras per 1-0 in casa. La vittoria più bella è però arrivata ieri, la Chape si è infatti imposta per 2-0 sull'Avai in un Derby Accesissimo.
La comunità di Chapecó, ancora scossa dalla tragedia, prova a guardare avanti con orgoglio e fiducia. Gli stessi giocatori che oggi indossano quella maglia danno sempre il massimo in campo, per rispetto di chi oggi non c'è più a causa di un maledetto aereo.

di Fabio Weiden Jr.

lunedì 29 maggio 2017

FULIGNATI:TRADITORE? NO, GRANDE PROFESSIONISTA.

“Contro l’Empoli ho fatto quello per cui sono pagato, ma non quello che voleva il mio cuore”


Sono tante ed appassionanti le storie di calcio, a volte tristi, crude, a volte vere e proprie favole, di quelle che la mattina ti svegli e ti accorgi con rammarico che si trattava di un sogno... Altre volte sono storie di vittorie insperate da un lato e sconfitte clamorose ed inaspettate dall'altro, dipende sempre dal punto di vista, altre volte sono storie di imprese epiche o di rivincite, comunque vada sono storie, incroci di vita che tanto ci emozionano, e quando accadono, siamo consapevoli e lucidi che stiamo vivendo un momento unico.
Chi qualche candelina inizia a contarla ricorderà l'impresa della Danimarca agli Europei del '92, laureatasi campione dopo esser stata ripescata a causa dell'esclusione della Jugoslavia, fino ad arrivare al Leicester di Mr. Ranieri che ha conquistato incredibilmente la Premier League mettendo in riga squadroni ben più quotati. E sembra ancora più incredibile la storia nella storia: il portiere della Danimarca campione nel '92 era il papà del biondo ragazzone che difendeva i pali del Leicester delle meraviglie! Sembra un vizio di famiglia...
Ieri abbiamo assistito ad un'altra storia di calcio e portieri, una di quelle storie che rischia di passare inosservata perché cade nel giorno dell'addio al calcio di un monumento del nostro calcio, Er Pupone Totti che ha segnato un quarto di secolo del nostro pallone e che nel bene e nel male rappresenta il non plus ultra della bandiera, un capitano che ha rinunciato a milioni e trofei per diventare l'ottavo Re di Roma, beh dopo 25 anni possiamo tranquillamente affermare: Missione Compiuta.

Ma torniamo a noi, ieri sera la nostra Serie A doveva emettere l'ultimo importante verdetto della stagione, sancendo la terza retrocessa che avrebbe fatto compagnia al disastroso Pescara ed al mediocre Palermo il prossimo anno nella serie cadetta. Il Crotone aveva il compito non impossibile di battere in casa una Lazio ormai in vacanza, mentre a Palermo, l'Empoli era arbitro del proprio destino, dato che una vittoria avrebbe reso vani gli sforzi della matricola calabrese.
Mentre il Crotone del caparbio Nicola faceva il suo dovere piegando la Lazio con un rabbioso 3 a 1, il Palermo resisteva ordinatamente ad un Empoli che non mostrava lo stesso fuoco dei calabresi nell'inseguire il sogno di giocare un altro campionato nella massima serie.
Lasciamo da parte le dietrologie da Bar dello Sport sul ricco paracadute che il Palermo avrebbe incassato in caso di retrocessione del Crotone, scansandosi, per usare un termine molto in voga, perché abbiamo assistito ad una partita vera, che ci lascia in dote un bel finale di campionato, purtroppo quasi inaspettato...
Quello che vedete nella foto è un ragazzone di 188 cm per 88 kg e si chiama Andrea Fulignati, nulla di strano se non fosse che è nato ad Empoli e ieri sera difendeva i pali del Palermo. A 22 anni ha sfoderato una prestazione da grande professionista, condannando la squadra della sua città ed una società che non ha creduto in lui, alla Serie B. Un destino beffardo, che lo stesso Andrea ha sottolineato a fine gara: 

“Contro l’Empoli ho fatto quello per cui sono pagato, ma non quello che voleva il mio cuore”

Una storia di calcio, su un terreno quanto mai scivoloso, perché se ieri il Palermo avesse perso, magari con una papera di Andrea, nessuno avrebbe esitato ad insinuare il seme del sospetto, della combine e di un altro oscuro fatto di un calcio malato.
Invece no: il Palermo ha vinto, l'Empoli è retrocesso in B, il Crotone si è salvato con grande merito per averci sempre creduto, anche quando alla fine del girone di andata i punti in classifica erano 9 ed il distacco dal quartultimo posto siderale e questo ragazzo ha dimostrato di essere un grande professionista e di poterci stare in Serie A, ecco perché caro Andrea ti auguro una carriera radiosa e vincente.

di Lorenzo Rapino

venerdì 5 maggio 2017

EURO UNDER 17 AL VIA IN CROAZIA

AL VIA IN CROZIA I CAMPIONATI EUROPEI DI CATEGORIA


Il 3 maggio è iniziata l'avventura degli Azzurrini nella manifestazione continentale di categoria in corso in Croazia. I ragazzi del CT Bigica sono stati inseriti nel Girona A insieme ai padroni di casa della Croazia, la Turchia e la Spagna. I nostri azzurrini si sono imposti nel match d'esordio proprio contro i pari età della Croazia grazie ad un grandissimo goal al 78' dello Juventino Kean.
Nell'altro match del gruppo A scoppiettante 3 a 2 della Spagna sulla Turchia, che avanti per 2 a zero si fa rimontare prima dell'intervallo. Nella ripresa gli iberici trovano il guizzo giusto, anche se il goal è viziato da una evidente posizione di off side di Morey che ribadisce in rete dopo la respinta del portiere turco.
Qui di seguito vi riepiloghiamo la composizione dei gironi, vi ricordiamo che passano alla fase ad eliminazione diretta le prime 2 di ogni girone che si qualificano ai quarti di finale. 
Continuate a seguirci e vi mostreremo tutti i goal!


A VOI LE IMMAGINI


CROAZIA - ITALIA 0 a 1



TURCHIA - SPAGNA 2 a 3 




di Lorenzo Rapino




lunedì 1 maggio 2017

DA ZORO A MUNTARI: DOPO 11 ANNI NULLA E' CAMBIATO!!!

LA POCHEZZA DI QUATTRO IMBECILLI COADIUVATA DA UN PICCOLO DIRETTORE DI GARA...


Chi ha buona memoria non può non ricordare quel 27 novembre 2005 quando Zoro, difensore Ivoriano del Messina, fermò il gioco prendendo il pallone minacciando di andar via dopo aver sentito dei cori razzisti nel corso di un Messina - Inter, gara vinta poi dai nerazzurri per 2 a 1.
In quel frangente il gioco si fermò ed i giocatori dell'Inter parlarono con il difensora avversario, convincendolo a restare in campo: un gesto di Fair Play che non passò inosservato e che annichilì i buuu razzisti di quattro imbecilli che erano sugli spalti.
Già, perché chi va allo stadio dovrebbe amare il calcio, che è uno sport di squadra e pertanto una delle armi più potenti contro le divisioni, e se quattro imbecilli si rendono protagonisti di un gesto simile, vanno individuati, isolati e condannati, SENZA SE E SENZA MA!
  • Individuati perché non possono essere rappresentativi di una comunità
  • Isolati perché devono vergognarsi di quello che hanno fatto
  • Condannati perché se uno sbaglia e lede la dignità di un altro individuo è giusto che paghi
Ieri, purtroppo, dopo 11 anni abbiamo assistito ad un altro gravissimo episodio, la dinamica è molto simile a quella di Messina, ma l'epilogo ben peggiore perché durante Cagliari - Pescara, si sono ripresentati quattro imbecilli che hanno indirizzato dei buuu a Sulley Muntari.

Il Ghanese, come dovrebbe essere ormai da regolamento, cambiato proprio dopo l'episodio di Messina ha fatto notare l'accaduto al direttore di gara, il quale per tutta risposta invece di applicare un regolamento ha mostrato il cartellino giallo al pescarese, il quale ha ritenuto opportuno abbandonare il campo da gioco. Un gesto forte, ma necessario e quantomai opportuno; anzi a mio avviso tutto il Pescara avrebbe dovuto abbandonare il campo da gioco, perché se è vero che lo sport deve unire, se è vero che riepiamo stadi, maglie e prepartita di slogan contro la violenza ed il razzismo è assurdo che un gesto del genere venga ignorato ed anzi punito con l'ammonizione!
L'arbitro Minelli, al suo esordio in serie A, forse farebbe meglio a ritirarsi dopo la magra figura: sarebbe bastato un pò di buon senso, per una partita che non aveva assolutamente nulla da chiedere al campionato, data la posizione in classifica delle due squadre.

Cagliari è una città bellissima e molto civile, ecco perché quei quattro imbecilli vanno individuati e condannati, magari con un DASPO a vita che sia di lezione a chi ha il cervello piccolo piccolo e per stigmatizzare un'episodio che nulla ha in comune con la cultura, la gentilezza, l'ospitalità, ma soprattutto la civiltà del popolo Sardo.
In contrapposizione a questo bruttissimo gesto, vogliamo ancora una volta ricordare la storia di Mamadou Coulibaly, arrivato in Europa pochi mesi fa dal Senegal con un barcone, e con il sogno di diventare calciatore professionista; arrivato in Italia dopo mille peripezie e tesserato dal Pescara dopo essere stato notato su un campetto di una Casa Famiglia a Roseto degli Abruzzi.
Sono queste le vere storie di calcio, quelle che ci fanno innamorare e non le manie di protagonismo di quei soliti quattro imbecilli!


di Lorenzo Rapino



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